La Storia: Come Nasce la Giostra dell’Orso?

La Giostra dell’Orso, il cui nome è relativamente recente, perché trae la sua origine nel 1947, primo anno in cui la giostra fu disputata in piazza del Duomo, è una competizione dalle origini remote. Cuore del ricco e famoso luglio pistoiese, affonda le proprie origini nell’antico “palio”. Questa competizione era disputata già nel 1200 in onore di San Jacopo, patrono della città. Vi partecipavano cavalieri famosi e nobili provenienti da tutta Italia come Piero Gambacorti di Pisa (1380), Erasmo Gattamelata di Venezia (1434), Carlo degli Oddi di Perugia (1456), Lodovico degli Obizi di Padova (1424), Antonio Bentivoglio di Bologna, Astorgio Manfredi di Faenza (1461), Taddro Sforza di Imola (1456), Alessandro Malatesta di Pesaro (1455).

Il palio deriva il suo nome dal “pallio” ovvero un’ampia pezza di stoffa di velluto cremisi, lunga ventiquattro braccia, che costituiva l’ambito premio per i concorrenti alla gara. Nel passato, per disposizione statuaria, spettava agli Operai di San Jacopo, un’istituzione formata da laici che si occupava di tutte le questioni inerenti alla Cappella del santo ed ai festeggiamenti in suo onore, confezionare ogni anno due palii: uno da offrire all’altare di San Jacopo e l’altro al berbero vincitore della gara. I Capitani del Popolo, i Podestà e le Corporazioni delle Arti erano tenuti a contribuire all’acquisto. Negli ordinamenti del popolo di Pistoia approvati nel 1284 era stabilito, per quanto riguarda i festeggiamenti, che il Capitano del Popolo insieme con gli Anziani “provvedesse a spese del Comune, un Pallio del valore di circa dodici lire, il quale alla processione della vigilia della festa fosse portato all’ordine del corteggio, innanzi a loro e fosse offerto all’altare del Santo”. Il palio consisteva (come ancora oggi a Siena) in un drappo o gonfalone di stoffa preziosa, adorna di nappe, frange, nastri e tessuti pregiati. Ce ne fornisce descrizione dettagliata all’inizio del XVIII secolo Cesare Godemini che dice:

“Più braccia di velluto cremisi diviso con striscia di teletta d’oro formano al presente questo palio, quale con sua fodera di taffettà verde ed altri ornamenti di trine d’oro e d’argento, nappe, nastri ed altro […]”.

Il palio era quindi adornato perfino con oro e argento che gli conferivano un alto valore pecuniario e artistico.

Durante il Rinascimento il palio talvolta era di stoffa, talvolta era ricamato a figure da specialisti di Firenze, altre volte ancora era dipinto da pittori famosi. Sulla scia di questa antica tradizione, il Comune di Pistoia si rivolge oggi esclusivamente ad artisti locali per la sua raffigurazione, come già accadde nel 1947 quando Piero Bongiovanni dipinse il bozzetto che divenne motivo del palio dell’anno suddetto. Un mese prima della “galoppata” il palio era montato su aste appositamente preparate e dipinte e portato in mostra per le strade più frequentate di Pistoia dai “tavolaccini” (uscieri) del Palazzo degli Anziani, i quali erano accompagnati nel loro giro, da quattro trombettieri comunali a cavallo che con uno squillo di tromba annunciavano la lettura del seguente bando:

“A laude, gloria e mantenimento possa essere e sia dello Onnipotente Iddio e di Santa Maria sempre Vergine e di tutta la Celestial Corte trionfante del Paradiso e dell’Apostolo Baron Messere Santo Jacopo. E a laude e gloria e mantenimento possa essere e sia del nostro serenissimo Granduca di Toscana, che Iddio levi lui e mantenga per mare e per terra. E a laude e mantenimento possa essere e sia de nostri Ill.mi Sig.ri Priori, Gonfaloniere di Giustizia e del loro onorevole notaio e delli Operai dell’apostolo Barone Messere Santo Jacopo che fanno pubblicamente bandire la festa dell’apostolo Barone Messere Santo Jacopo, che ogni uno possa venire otto dì avanti la festa, il dì della festa, otto dì dopo la festa sani, salvi e sicuri, eccetto che ribelli, banditi o condennati uomini di mala pubblica voce e fama: se ci fosse Papa, Imperatore, Re, Duchi, Marchesi, Conti, Artieri che avesse un buon cavallo e lo volesse mettere alla intenzione di questo palio, venga il 24 del mese prossimo chè, sennò, vada dal notaio dei magnifici signori, faccialo scrivere, faccialo ben fornire, bene adornare, da tutti i quattro piedi faccialo ben ferrare, e chi non lo può far correre faccialo volare, sapendo che il Palio di gran prezzo sarà, l’uomo o la donna indosso lo porterà, e chi sarà avanti, averà il Palio.”

Prima del 1514 non troviamo molte notizie circa le modalità di svolgimento e il percorso del torneo. Una deliberazione del Comune di Pistoia del 17 febbraio 1514 racconta tuttavia che: «…i cavalli devono cominciare la corsa da una colonna oltre Pontelungo, dove ora si trovano alcune stanghe, e là deve essere il (box) di partenza, e devono arrivare fino alla chiesa di S. Maria Maggiore, dove deve essere custodito il palio». Tale deliberazione servì, come dichiara il testo dell’atto, a respingere le contestazioni che erano sorte in quel tempo circa il percorso della gara. Il Consiglio del Popolo determinò come luogo di partenza per i cavalli una colonna militare romana posta sulla via Lucchese, circa un chilometro oltre Pontelungo, presso l’attuale villa Spiti, e come luogo di ripresa la chiesa di S. Maria Maggiore o Cavaliera situata a fianco del Palazzo Comunale sull’imbocco di via XXVII aprile. Si trattava quindi di un percorso rettilineo che cominciava da via Lucchese, passava il fiume Ombrone a Pontelungo, proseguiva per via Mastra di Porta Lucchese (via Puccini, vi della Madonna), via Taverna (via degli Orafi) fino alla chiesa di S. Maria Maggiore in piazza del Comune. Nel 1574 Cosimo I dei Medici, Granduca di Toscana, fece costruire il bastione di Porta Lucchese (una delle quattro porte in cui è divisa la città, le altre sono: Porta al Borgo, Porta Carratica, Porta San Marco), per questo fu necessario reinventare il percorso.Fu prescelta via dello Spianato (l’attuale Corso) in tutta la sua lunghezza, vale a dire dalla chiesa di Ripalta, dove fu stabilito il luogo delle mosse, fino alla chiesa di Santa Maria Nuova, dove fu fissato il luogo della ripresa dei cavalli. Fino al 1700 questo percorso rimase invariato. All’inizio del 1800, si affiancò alla corsa in lungo una corsa “in tondo”, che si svolgeva in piazza San Francesco il 26 luglio e in occasione della festa di San Bartolomeo.